08/01/2010

Cybergnostici alla ribalta

Lo gnosticismo, che sembrava scomparso, riemerge in una forma legata allo sviluppo delle tecnologie informatiche come cybergnosticismo. Un esempio? L’intervista a Roberto Siagri fatta da Giancarlo Dotto per la rivista Wired di dicembre 2009: Pervasive computing. Tutto un nuovo mondo intorno a noi.

 

Cos’è l’essere umano? È la domanda espressa o inespressa che l’umanità si porta dietro sin dalla sua origine. Tuttavia, solo dal “conosci te stesso” dell’oracolo di Delfi la ricerca di una risposta si è fatta più sistematica senza, però, approdare a risultati soddisfacenti. Il metodo induttivo, utilizzato dall’uomo per l’autocomprensione di se stesso, non ha portato a una definizione univoca e chiarificante tanto che l’essere umano si scopre un mistero a se stesso. Grandi capacità e grandi limiti si intrecciano fino ad arrivare al nodo principale della morte.

Di fronte a questo grande mistero le risposte, o meglio gli atteggiamenti psicologici, che l’uomo ha assunto sono stati due: non è possibile che io muoia, c’è in me una parte immortale che persisterà e che io devo potenziare; mangiamo e beviamo, tanto domani moriremo. Queste due risposte hanno dato vita a due visioni contrapposte: lo gnosticismo e il materialismo.

Il primo afferma che la materia, il corpo, la carne fanno schifo, sono destinate alla corruzione e quindi sono da disprezzare. Anzi proprio la realtà materiale è la causa dell’infelicità per l’uomo, il quale essenzialmente coincide con la sua mente e il suo pensiero. Occorre dunque sviluppare lo spirito, in attesa che quella “scintilla divina” imprigionata in un corpo mortale possa essere liberata per vivere in eterno nella sua vera e definitiva dimensione.

Il materialismo afferma esattamente il contrario. La realtà spirituale non esiste o, se esiste, fa schifo. L’uomo è il suo corpo, il suo ventre o i suoi muscoli. L’attenzione alla parte spirituale è la causa delle paure, della frustrazione e dell’infelicità dell’uomo. Ne consegue una ricerca del benessere materiale, che spazia dal comunismo al capitalismo, fino ad arrivare all’edonismo pi sfrenato. Se esiste solo la realtà della materia e del corpo, è questa che bisogna coltivare, tenere in forma e rendere sempre efficiente.

Gli ultimi secoli di storia occidentale sembravano aver segnato la definitiva scomparsa della concezione gnostica, a tutto vantaggio di quella materialista-edonista. L’attenzione allo sviluppo, al benessere materiale, all’efficienza del corpo, sembravano aver definitivamente cancellato l’idea dello spirito. Il tempo che noi stiamo vivendo segna, invece, un forte ritorno dell’attenzione allo spirito nelle forme più diverse che spaziano dal new age alla cybergnosi.

La cosa strana è che proprio gli scienziati e gli sviluppatori di tecnologie avanzate, che nel passato per lungo tempo hanno rappresentato l’emblema della razionalità opposta alla superstizione dell’invisibile, oggi rappresentano i promotori della spiritualità neognostica. Un esempio? Roberto Siagri, un cybergnostico di casa nostra. La sua intervista, sul numero di dicembre 2009 di Wired, esprime bene il processo che questi scienziati vogliono compiere per arrivare alla completa smaterializzazione. Il nostro corpo, limitato, insoddisfacente, deperibile, viene prima integrato con chip e protesi per renderlo onnisciente, incorruttibile, onnipotente. La codifica in digitale di alcune sue funzioni, quali l’aspetto fisico e la voce, lo rendono onnipresente attraverso il viaggio nella rete. L’homo tecnlogicus sembra, per ultimo, impegnato in una lotta contro il tempo per superare anche l’estremo limite della morte attraverso la connessine e fusione con la grande “creatura planetaria cognitiva” nella quale il suo avatar, o la sua stessa coscienza “scaricata” tramite download nel computer, potrà ancora continuare a vivere per sempre.

Afferma, infatti, Siagri: «Avremo un nuovo corpo, l’esoscheletro computazionale, più percettivo, più efficiente e più longevo. Molto più di un sesto senso». Ma questo è solo il punto di partenza perché «un giorno si potrà fare il backup della mente. La scannerizzi tutte le sere, la scarichi dentro un dispositivo di memoria e la farai vivere per sempre nella rete. L’equivalente dell’eternità». La materia è destinata a tornare alla polvere, dice Siagri, ma questo ritorno consiste nella trasformazione in “polvere intelligente” che l’essere umano potrà inalare per potenziare il suo cervello. Dunque, la materia piegata ad alimentare la funzione celebrale, l’unica degna di sopravvivere, perché «il corpo non è altro che il perfettibile esoscheletro della mente». Nel ritorno alla polvere, in questo caso intelligente, la tecnologia si troverebbe a coincidere, secondo il fisico friulano, con la fede: «Le religioni non capiscono che vogliamo dire la stessa cosa, che la vita umana ha un senso e che non finisce con noi. Lo scandalo è che questa vita migliore vogliamo procurarcela in terra».

A questo punto, manca solo l’ultima definizione dogmatica per concludere i postulati neognostici o cybergnostici, visto che il discorso verte sulla simbiosi uomo-macchina-rete, e Siagri la trova in un’affermazione di Rita Levi-Montalcini: «io sono la mente, non il corpo».

In sintesi le parole chiavi di tutto questo discorso, che rappresentano anche interrogativi profondi, sono: il senso della vita, la funzione del corpo, la ricerca dell’eternità. Le risposte di Siagri a queste domande, per quanto affascinanti, non mi soddisfano. Le risposte più soddisfacenti me le ha date, e continua a darmele, Gesù di Nazaret e il cristianesimo.

Il senso della vita? Essere pensato e amato, perdonato e cercato, risollevato e coccolato da Dio e questo basta per smetterla di continuare a vivere per se stesso, chiuso nella propria mente e nella ricerca affannosa e senza fine di superare i propri limiti. Il vero limite e la vera sofferenza dell’essere umano sono il vivere per se stessi, condannato a dare piacere e soddisfazione solo a se stesso, servendosi degli altri senza mai amarli.

La funzione del corpo? Essere individuato e amato personalmente da Dio e dagli uomini, e non essere un puro spirito informe o una sequenza di bit elaborata da qualche algoritmo. Per questo non saremo mai senza il corpo, ma, mentre il corpo fatto di terra si va disfacendo, viene preparato un altro corpo, glorioso, bello, incorruttibile, eterno. Il nuovo corpo che ci verrà dato sarà come quello di Cristo risorto: era il suo corpo e aveva ancora i segni della passione, eppure era un corpo diverso, ubiquo, che entrava a porte chiuse e che poteva farsi, o meno, riconoscere.

La ricerca dell’eternità? Non c’è bisogno di cercarla, mi è stata già data. Se ho fatto già un’esperienza di passare dalla morte alla vita a livello spirituale, quando ero nel corpo, come non farò la stessa esperienza di passare dalla morte alla vita a livello corporale, quando sarò nello spirito? In altre parole, l’esperienza di passare dalla morte alla vita si può fare già ora, mentre si continua a vivere nel corpo, perché esistono tante morti che non sono fisiche: depressione, peccato, odio, tradimento, insoddisfazione, abbandono, ecc. Dunque, se Dio già mi ha fatto risorgere, vuol dire che mi vuole in vita, e anche quando morirò la vita non mi sarà tolta, ma trasformata in una vita migliore.

 

Ruggiero Doronzo


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